L’altra faccia della politica sessant’anni fa l’estensione del suffragio in Italia

Per Miriam Mafai

 

- Alla legge si arrivò dopo mezzo secolo di rivendicazioni femminili

-  Il decreto legislativo fu promulgato il 2 febbraio del 1945

MIRIAM MAFAI

Eravamo ancora in guerra e l’Italia era ancora divisa in due (a Roma il governo Bonomi e al Nord occupato dai tedeschi la Repubblica di Salò) quando, il 30 gennaio del 1945, le donne italiane si videro riconosciuto finalmente il diritto di voto. Il decreto del Consiglio dei Ministri che porta la data del 1° febbraio, non prevedeva però che le donne potessero anche essere elette. Forse non fu solo una dimenticanza o un errore. Ma ci volle più di un anno perché l’errore o la dimenticanza venisse corretta con un decreto del 10 marzo 1946 che affermava «essere eleggibili alla Assemblea Costituente i cittadini e le cittadine che, al giorno delle elezioni abbiano compiuto il 25° anno di età».

Sfogliando i giornali dell’epoca non si può non restare stupiti per lo scarso peso dato a quella decisione, quasi ci fosse, da parte delle forze politiche, anche se non esplicita, una riserva, un timore o un sospetto per le conseguenze che una simile scelta avrebbe potuto comportare nella vita politica italiana. Ma quali che fossero questi timori o riserve la decisione appariva ormai inevitabile. Nell’autunno del 1944, poche settimane dopo la liberazione della città, si era costituito a Roma un Comitato Pro-Voto rappresentativo non solo dei nuovi partiti del Cln, ma anche di alcune antiche organizzazioni femministe sciolte durante il periodo fascista. Ricordo affollate assemblee di donne che si concludevano con votazioni unanimi di ordini del giorno che richiedevano al governo Bonomi una rapida decisione, alla quale del resto nessuno dei ministri si opponeva. (Esprimeva qualche riserva solo Manlio Lupinacci, segretario del Partito Liberale, ma in compenso sua moglie, Josette, era una delle più vivaci dirigenti del Comitato Pro-Voto).

La decisione alla fine arrivò. E sarebbe stata ricca di conseguenze per la vita politica italiana, obbligando tutti i partiti, quali con maggiori quali con minori difficoltà, a organizzare, con metodi e parole d’ordine nuove, milioni di donne fino allora escluse dalla vita e dal dibattito politico.

Fin dalla prima tornata elettorale, quella del 1946, le donne votano in massa. Il voto viene vissuto subito non solo come un dovere (per iniziativa della Dc, infatti era stato reso obbligatorio), ma anche e soprattutto come l’esercizio di un diritto, una affermazione di sé, una speranza o una scommessa sull’avvenire. Ricordo ancora l’emozione con la quale molte anziane donne chiedevano ai figli di essere accompagnate fino all’interno dei seggi elettorali, incerte, timorose di sbagliare. E uscivano dalla cabina soddisfatte ed emozionate.

«Il mio primo voto», raccontava una giovane comunista «fu un’emozione incredibile: mi tremavano la mani, avevo timore di sbagliare, di sporcare la scheda, di rendere nullo il mio primo, importantissimo, utilissimo voto». E la scrittrice Maria Bellonci: «Quando in una cabina di legno povero e con in mano il lapis e due schede, mi trovai di fronte a me cittadino, confesso che mi mancò il cuore e mi venne l’impulso di fuggire: il gesto che stavo pere fare e che avrebbe avuto una conseguenza diretta, mi sgomentava...».

Possono sembrare dichiarazioni ingenue. Ma solo chi è stato privato per molto tempo del diritto di voto, o chi non ha mai potuto esercitarlo, può capire e apprezzare al giusto punto quel timore e quella emozione. (E’, dopotutto, lo stesso timore e la stessa emozione che abbiamo letto sulla faccia delle donne irachene che domenica si sono messe in fila e hanno intinto il dito nell’inchiostro per esprimere il loro voto).

Il voto delle donne e la loro presenza sulla scena politica è stato in Italia un fattore decisivo di cambiamento. Nella primavera del 1946 furono elette, per la prima volta, oltre 2000 donne nei consigli comunali e il 2 giugno ne vennero elette 21 alla Costituente. Poche, ma riuscirono a far iscrivere nella nostra Carta Costituzionale, in tema di parità di diritti tra uomini e donne, alcuni principi che, nel corso degli anni successivi, avrebbero costituito il saldo aggancio per importanti conquiste legislative sul piano sociale e civile, e per la liquidazione di quelle norme del Codice Rocco che ne sancivano l’inferiorità anche nella famiglia.

Sono convinta che il nostro paese sarebbe diverso, sarebbe meno moderno, meno civile, meno vivibile se le donne in quel lontano giorno di sessant’anni fa non avessero conquistato il diritto di voto e non lo avessero esercitato nel corso di tutti questi anni con tanta passione e puntualità. Alle volte deludendo la sinistra, come accadde il 18 aprile del 1948 quando la Dc conquistò la maggioranza assoluta, alle volte deludendo la Dc e le gerarchie vaticane, come accadde il 14 maggio del 1974 quando vollero confermata la legge sul divorzio. Ma hanno votato sempre, a ben vedere, con intelligenza e saggezza, scommettendo sempre sulla modernità, sul progresso e sulle libertà individuali e collettive.

La nostra storia, la storia del nostro mondo ci dice che le donne sono un vettore di democrazia, e la loro presenza sulla scena politica è insieme il segno di una democrazia conquistata e una promessa di crescita per l’espansione e l’allargamento dei diritti umani. Dovunque, nel mondo, il discrimine tra democrazia e autoritarismo, tra modernità e arretratezza, può venire individuato nella presenza o nella assenza delle donne dalla scena politica, nella affermazione o nella negazione della loro libertà e dei loro diritti. Dove questi diritti sono negati , come nella maggior parte del mondo arabo e islamico, non esiste per nessuno , se non per alcuni gruppi privilegiati, libertà e diritti. La libertà, la civiltà, la modernità di ogni paese può e deve venire misurata anche e soprattutto su questo dato: sulla possibilità reale per le donne di studiare, lavorare, votare, partecipare alla vita sociale e politica del paese.

Fuente: La Republica /Ecologiasociale



2 febbraio 2005



 



......... Nedstat Basic - Web site estadísticas gratuito Sito realizzato con SPIP